mercoledì 16 novembre 2016

A Rivoli, l’artista Wael Shawky mette in scena le origini del conflitto tra Cristianesimo e Islam

La prima retrospettiva italiana dedicata all’artista egiziano – visibile al Castello di Rivoli (TO), sede del Museo d’arte contemporanea, fino al 5 febbraio 2017 – mette in scena un gigantesco teatro arabo raccontando le Crociate da un punto di vista assolutamente inedito.

In occasione dell’esposizione, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, Wael Shawky è eccezionalmente intervenuto sugli ambienti della Manica Lunga, edificio lungo e stretto un tempo collegato con il corpo centrale del Castello, oggi adibito a spazio museale. In particolare, le pareti sono state dipinte di blu ricreando un contesto scenografico e spettacolare, in linea con il delicato argomento trattato: lo storico scontro tra civiltà, culture e religioni differenti, i cui esiti sono ancora oggi percepibili negli odierni conflitti mediorientali, in particolare tra Fondamentalisti islamici e Cristiani.

Il percorso espositivo prevede, inizialmente, una costruzione con torri all’interno della quale è proiettato un primo video della trilogia Cabaret Crusades, serie filmica che ricostruisce i conflitti tra Cristiani e Musulmani in Medio Oriente tra XI e XIII secolo, di una violenza quasi incessante. Un progetto elaborato da Wael Shawky tra il 2010 e il 2015 e già presentato al MoMA PS1 di New York (2015), sotto la curatela di Margaret Aldredge.

Il punto di vista prescelto per la realizzazione della trilogia (con dialoghi in arabo e sottotitoli in inglese) è prettamente islamico, secondo cui – come ha spiegato l’artista in più occasioni -“Saladino (pericoloso nemico delle forze cristiane durante la terza crociata in Terra Santa) è un eroe. Perché era riuscito a riconquistare Gerusalemme a riportarla sotto dominio musulmano. Una rivendicazione che domina oggi i dibattiti tra i musulmani. Una rivendicazione che riecheggia al tempo stesso le parole di Papa Urbano II il quale nel 1095 sollecitava i suoi argomentando così: ‘Se andrete a Gerusalemme avrete più cibo, una vita migliore e se morirete andrete in cielo’. Affermazioni che ancora oggi si sentono fare”.
Il lavoro è quindi costruito sulle fonti medievali islamiche come il principe e letterato arabo Usama Ibn Munqidh e il cronista Ibn al-Qalànisi, ma anche su Le Crociate viste dagli Arabi (1983) dello storico libanese Amin Maalouf. Se il primo video Cabaret Crusades: The Horror Show File (2010), in particolare, narra i primi conflitti dal 1096 al 1099, il secondo intitolato Cabaret Crusades: The Path to Cairo (2012) racconta la Prima e la Seconda Crociata (1099- 1145). Proprio questa parte della trilogia, nella mostra a Rivoli, è collocata all’interno di una costruzione che rievoca un minareto, cui si accede attraverso un giardino pensile ai cui lati sono esposte ventisei sculture, seconda tappa del percorso espositivo. A chiudere la mostra una serie fotografica di burattini e il terzo e ultimo capitolo della ‘saga’, The Secrets of Karbala (2015), in cui vengono descritti alcuni momenti della Battaglia di Kerbela (680), principale e tragico evento che portò alla scissione tra Islam sciita e sunnita. La narrazione termina, quindi, con la presa di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1204.

Della durata di circa un’ora, le riproduzioni prevedono degli ‘attori’ fuori dal comune: delle marionette che prendono vita sulla scena conferendo alla pellicola un carattere ‘favolistico’ e ‘surreale’ evidentemente discordante con la ‘violenza’ dell’argomento trattato, creando così un effetto di straniamento nel pubblico. A questo proposito, se per il primo film Shawky si è servito di antichi burattini del Settecento provenienti dalla collezione Lupi di Torino, per il secondo l’artista ha utilizzato marionette in ceramica appositamente realizzate per l’occasione, mentre per il terzo burattini in vetro di Murano dalle forme umane e animali.
La condizione del burattino – ha recentemente precisato il curatore della rassegna, Carolyn Christov-Bakargiev – è un acuto riferimento ai nostri tempi, in cui le cose sono sempre più controllate a distanza […]. Ma Shawky non accetta la natura ‘telecomandata’ dell’esperienza nell’era digitale […]”. Proprio la maniacale e desueta dedizione dell’artista all’artigianato e alla memoria storica, quasi una forma laica di meditazione e preghiera, sembra scontrarsi, nella retrospettiva, con le principali caratteristiche della nostra era digitale, sempre più veloce e smart. Le marionette concorrono inoltre a creare un’atmosfera onirica e surreale che mescola insieme dramma e cinismo, facendo emergere una accesa critica alla manipolazione delle fonti storiche sulle Crociate operata nel corso dei secoli.

Wael Shawky nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1971. Dopo aver frequentato la Facoltà di Belle Arti presso l’Università della sua città natale, nel 2000 ha conseguito il Master of Fine Arts alla University of Pennsylvania. A seguito del suo esordio internazionale a dOCUMENTA (13) a Kassel nel 2012, ha realizzato le mostre Cabaret Crusades, MoMA PS1, New York (2015); Wael Shawky, Mathaf, Doha (2015); Cabaret Crusades, Kunstsammlung NRW – K20, Düsseldorf (2014); Wael Shawky: Horsemen Adore Perfumes and Other Stories, Sharjah Art Foundation, Sharjah (2014); Wael Shawky, Serpentine Gallery, Londra (2013); Al Araba Al Madfuna, Wael Shawky, Kunst-Werke, Berlino (2012); Nottingham Contemporary, Nottingham (2011).
I suoi lavori sono stati esposti nell’ambito di importanti rassegne internazionali tra cui: Une breve histoire de l’avenir, Musée du Louvre, Parigi (2015); SALTWATER: A Theory of Thought Forms, 14. Istanbul Biennial, Istanbul (2015); Manifesta 10, San Pietroburgo (2014); You Imagine What You Desire, 19th Sydney Biennial, Sydney (2014); Now Babylon – architecture, culture and identity, Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk (2014); A History of Inspiration, Palais de Tokyo, Parigi (2013); Re:emerge, Sharjah Biennial, Sharjah (2013); 9th Gwangju Biennial, Gwangju (2013); dOCUMENTA (13), Kassel, Alessandria e Kabul (2012). Nel 2013 a Wael Shawky è stato conferito lo Sharjah Biennial Award 2013.


Wael Shawky
a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria
3 novembre 2016 – 5 febbraio 2017
Inaugurazione: 2 novembre 2016
Orario: da martedì a venerdì 10.00-17.00; sabato e domenica 10.00-19.00.
Ingresso: intero 6,50 euro; ridotto 4,50 euro per ragazzi 11-14 anni, pensionati, insegnanti, studenti, militari, associazioni culturali ed enti convenzionati, possessori della Pyou Card (giovani tra i 15 e 29 anni); gratuito per i minori di 11 anni e per i disabili.
Info: www.castellodirivoli.org - www.castellodirivoli.tv - info@castellodirivoli.org - 011.9565222

Ulteriori info:



Fonte: 
Serena Di Giovanni 








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